I risultati del sondaggio condotto su oltre 500 strutture sanitarie italiane fotografano un settore in trasformazione, ancora frenato da inefficienze operative e da un rapporto ambivalente con la digitalizzazione.
Dietro ogni percentuale c'è un medico che ogni giorno cerca di bilanciare la cura del paziente con la gestione di un'organizzazione sempre più complessa. Quello che emerge con chiarezza è che il settore sanitario privato italiano si trova a un crocevia: digitalizzare o restare indietro.
Oltre 500 strutture in tutta Italia, tra studi odontoiatrici e ambulatori multidisciplinari. Profili molto diversi, ma con sfide che spesso si sovrappongono.
Il mercato ha cambiato le regole. I professionisti della salute si trovano a fare i conti con logiche che appartengono, tradizionalmente, ad altri mondi.
La crescita del fatturato guida le priorità di entrambi i gruppi, ma la spinta verso la digitalizzazione è più urgente fuori dall'odontoiatria.
La categoria più numerosa non è chi usa l'AI né chi la rifiuta. È chi vorrebbe usarla e non lo fa ancora. Il settore non aspetta di essere persuaso — aspetta un motivo pratico per agire.
Il canale principale di acquisizione rimane il passaparola — non governabile, non scalabile, non misurabile. Eppure la crescita del fatturato è la priorità assoluta per il 2026.